martedì 29 settembre 2015

Doctor Who 9x02- The Witch's Familiar

"Admit it, you've all had this exact nightmare!"

Naturalmente non potevamo aspettarci da Steven Moffat un livello di qualità uguale a quello della puntata precedente, dopo un pò il calo, per lui, è inevitabile,  e infatti in questa 9x02- The Witch's Familiar risente delle di alcune delle  facilonerie di sceneggiatura tipiche dello scrittore: lo si nota soprattutto nelle ripetitive meccaniche tra Missy e Clara:  inutili siparietti comici, necessari più a fare avanzare la loro storyline, più che per portare avanti il discorso avanzato nella puntata precedente; ne risente anche il twist finale che, come spesso abbiamo visto con Moffat, è molto forzato.

Allora perché,  nonostante queste evidenti pecche, l'episodio funziona davvero bene?

Perché lo sceneggiatore riesce a rimanere coerente, a livello di tensione, di atmosfera, di sviluppo sei personaggi,  con la puntata precedente,  creando un unico grande arco narrativo di 90 minuti, in cui ogni elemento della prima parte viene collegato e risolto nella seconda, tra le facilonerie sopracitate, incredibilmente mancano i classici buchi di trama a cui Steven ci ha abituati, per una volta è riuscito a sfruttare al meglio le risorse concessegli, creando un episodio coeso e coerente (addirittura vengono risolti quelli che pò ebano sembrare, nella prima parte, dei buchi di trama!), le stesse performance attoriali rimangono ottime come sempre, con una menzione speciale per Nicholas Briggs, che doppia in modo egregio i diversi tipi di dalek, caratterizzando in modo particolare ogni diversa "gerarchia",dal dalek supremo, ai sottoposti, ai modelli originari dalla serie classica (tra l'altro, ricordiamo Briggs per lo stupendo Generazione Dalek, libro dedicato all'undicesimo Dottore).

Nonostante tutto, dunque, questo two-parter si conclude bene e, sperando che tutta la nona stagione rimanga su questi standard, si prospetta davvero un'interessante nuova serie.

Bel lavoro, per ora, Steven, ma ti teniamo d'occhio!

VOTO 4/5

domenica 27 settembre 2015

Doctor Who 9x01- The Magician's Apprentice

"Davros knows, Davros remembers!"

Questa nuova stagione di Doctor Who inizia col botto... letteralmente, i botti della guerra indicano subito il mood di questa nuova serie, dai toni molto più seri e impegnati.

Quanto spesso abbiamo visto il Dottore provare della genuina vergogna? genuina in quanto assolutamente giustificabile, non dovuta ad un gesto che non avrebbe potuto evitare, ma un vero e proprio dubbio, qualcosa che metterebbe in  dubbio lo spettatore stesso, in cui non esistono giusto e sbagliato, vi è solo il fare una scelta e affrontarne le conseguenze.

Steven Moffat per ora ha fatto un buon lavoro, ha creato un ottimo arco narrativo per i personaggi, è riuscito a costruire bene la tensione della storia, facendoci attendere con ansia l'esito che vedremo dopo sette giorni, un buon whovian sa bene di dover fare attenzione a Moffat, ma per ora vi sono i presupposti per un buon two-parter, possiamo sperare bene anche grazie al ritorno di vecchi personaggi, introdotti in modo funzionale alla storia, chiarendo in pochi passaggi cosa li ha spinti a tornare e come, senza tuttavia distrarre lo spettatore dalla storia, probabilmente uno dei migliori aspetti dei lavori dello sceneggiatore.

Le interpretazioni sono sempre ottime, da un Peter Capaldi del tutto calato nel proprio personaggio e che risulta dunque naturalissimo, un dodicesimo Dottore in piena forma! fino ad una Jenna Coleman  che funziona altrettanto bene in questo episodio, in cui viene messo in dubbio il suo effettivo ruolo di companion nella vita del Dottore, un discorso che sicuramente ritornerà nel corso della stagione, considerando anche l'annuncio dell'attrice di aver lasciato la serie. Ma la vera rivelazione, a livello attoriale, è stata quella di Michelle Gomez, la cui Missy ritorna con una pazzia più controllata, meno esplicita di come la ricordavamo nella stagione precedente, ma che si dimostra altrettanto letale e pericolosa.

Questa nona stagione è partita davvero bene! gli alti livelli di tensione, l'intrigante intreccio, le ottime interpretazioni, giustificano delle alte aspettative per i prossimi episodi, sia per la conclusione di questo two-parter, sia per le storie a seguire... sperando che Moffat non rovini tutto.

VOTO 4/5

venerdì 4 settembre 2015

Hunger

È difficile ascrivere ad un singolo genere un prodotto come Hunger, opera prima di Steve McQueen, è forse un film storico? eppure la vicenda storica sembra più uno sfondo alla vicenda, piuttosto che il soggetto della stessa. Un biopic allora? sembrerebbe, ma il protagonista non è caratterizzato  e sviluppato più di tanto (nonché introdotto dopo ben un terzo della pellicola). È dunque un film drammatico? sicuramente è un dramma quello che tratta, eppure non assistiamo ad un arco narrativo drammatico del personaggio, nessun intreccio("classico"o complesso che sia) che lo porti inesorabilmente alla sua fine.
Eppure, paradossalmente, questi generi non si annullano a vicenda, ma, anzi, si compenetrano, così che l'uno sfoci nell'altro e viceversa, confluendo tutti nel creare un'unica, opprimente, tragica atmosfera che non fa da sfondo, ma è parte integrante degli eventi e delle azioni dei personaggi.

Tuttavia Hunger risente di tutti i difetti di un'opera prima: una lentezza, seppur studiata, che risulta eccessiva in più punti, virtuosismi ben attuati ma portati all'eccesso e resi dunque prolissi, tutti errori evitabilissimi.

Era però chiaramente uno l'obbiettivo del regista, quello che è ormai il suo tratto distintivo: il dolore. 
Steve McQueen è dannatamente bravo a costruire in modo graduale il dolore, poco a poco, sfruttando l'atmosfera che ha creato, per poi farlo esplodere in tutta la sua furia distruttiva, qui il dolore non è invocato indirettamente come in Shame, non è fine a se stesso, frutto della tortura, come in 12 Anni Schiavo (in cui il regista avrebbe ripreso anche l'uso dell'atmosfera di Hunger), qui il dolore è portatore di devastazione, esplode tanto dall'esterno (le percosse delle guardie) quanto dall'interno (l'hunger stike), e con esso si accompagnano tutti gli effetti negativi auspicati, nessuna redenzione, un dolore che è morte, prima di essere rivoluzione, con una solitaria, triste dicitura finale come sola consolazione, una vaga speranza che non sia stato tutto inutile.

Hunger è un'opera prima, e lo si sente in più di un'occasione, tuttavia, nonostante la poca esperienza posseduta in quel momento dal regista, egli è riuscito comunque a costruire e ad esprimere quei fattori che sarebbero diventati i punti forti della sua filmografia, di certo un ottimo inizio.

VOTO 4/5