venerdì 13 marzo 2015

Hannibal (Stagioni 1&2)

"This is my design"

Hannibal non è solo una serie tv, è una spirale di dolore, morte, passioni, amicizia e dipendenze che ti trascina nelle situazioni più malate, aberranti e portate all'estremo che la mente umana possa concepire, il tutto sotto l'egida del serial killer psicopatico per eccellenza, Hannibal Lecter, e accompagnati dalla pura e coinvolgente empatia di Will Graham, essenziale per trascinarci affondo in questo mondo.

Con un'abile tag-line posta nei titoli di testa:"inspired by the characters of Thomas Harris' s Red Dragon", la serie prende non poche distanze dai romanzi e dai film che l'hanno preceduta, lo sceneggiatore Bryan Fuller modella a suo piacimento la materia che si ritrova tra le mani,  intreccia i rapporti tra Will e Hannibal come mai era stato visto nelle opere precedenti, ed esplicita la folle spietatezza di un dr. Lecter data prima per scontata, un'altra riprova della secondarietà della fedeltà al source material rispetto alla qualità del prodotto in sè.

Tutto ciò è coronato da una regia che regge perfettamente momenti fattuali e sequenze oniriche senza creare tra di esse uno stacco netto, pur mantenendo un certo attaccamento alla realtà.

Come non apprezzare il rapporto creato tra il protagonista Will Graham e Hannibal Lecter?, un costante pendere tra la dipendenza reciproca e il farsi del male a vicenda, due personaggi diametralmente opposti, un Hugh Dancy che mette completamente a nudo la psicologia del suo Will, con cui si empatizza all'istante,  ed un apparentemente apatico Mads Mikkelsen, sempre composto, sempre educato, la maschera perfetta del più temibile degli assassini presenti nella serie, in cui finalmente,  dopo Il Silenzio degli innocenti, si torna a trattare bene il tema del cibo: dalla totale noncuranza per le vittime, si passa ad una vera e propria venerazione del cannibale per ciò che prepara, scene descritte minuziosamente, trattate in ogni passaggio, e che rendono ottimamente la cucina come un'arte, non solo una necessità di sceneggiatura.

Poche serie riescono a colpire quanto lo fa Hannibal, tanto terrorizzante sia visivamente che emotivamente, tanto minuzioso nella sceneggiatura quanto nella regia,  si pensa che dalla terza stagione, di prossima uscita, si comincerà ad entrare negli eventi narrati in Red Dragon, si può solo sperare che ciò non freni il lavoro creativo dello sceneggiatore e che anzi sia un ulteriore spunto per fargli incrementare il suo lavoro sulla serie, ma date le due prime ottime stagioni, è presto per preoccuparsi.

Poche serie sanno essere coinvolgenti quanto lo è Hannibal, aspettando con ansia la prossima stagione, e sperando per il meglio.

VOTO 4/5

lunedì 2 marzo 2015

La Teoria del Tutto

C'è qualcosa di irritante in La Teoria del Tutto, anzi, più di qualcosa, tutto, ne La Teoria del tutto ha un chè di patetico.

Signore e signori, ecco a voi Dawson's creek con Stephen Hawking, in cui lo spazio che avrebbe potuto essere utilizzato per introdurre alla fisica di Hawking chi non lo conosceva, per "celebrare" o fare un "modello" della sua vita, e che invece viene usato per narrare la trita e ritrita storia del disabile che ce la farà perché è diverso da tutti gli altri disabili al mondo, che è speciale, una specialità fine a se stessa, usata più per elevare il personaggio che per caratterizzarlo o per renderlo credibile, e che non ha nulla in più di altre storie della stessa pasta se non il soggetto. 

Da cosa vorremmo iniziare, dalla regia?
Totalmente banale a momenti per poi concedersi forzati virtuosismi tanto inutili quanto fastidiosi, intervallati da altrettanto ridicoli cliché sonori e visivi (sonoro ovattato dopo una caduta o una crisi...oh l'originalità! ) del tutto evitabili.

Non sperate di consolarvu con la sceneggiatura o le performance del cast: non c'è un personaggio secondario che non sia caricaturale, piatto, bidimensionale, tutti retti da interpretazioni nella madia e che in quanto tali non riescono a risollevare la qualità, perché abbiano candidato Felicity Jones all'Oscar per la sua parte non mi sarà mai chiaro, di certo quello che volevano offrire era una donna forte, resistente in nome dell'amore a qualunque difficoltà, eppure non c'è una sua azione che non sia prevedibile, non un evento che non sia scontato, la situazione procede invariata fino a che non sono gli sceneggiatori a dire basta, ed è questo uno dei due peggiori difetti di questo film: questa non è la sceneggiatura di un biopic, no, non ci dà niente del motivo per cui Stephen Hawking è ed è stato tanto importante per il mondo scientifico, ogni suo valore in tal senso è a malapena accennato, per dare spazio all'ennesima banale e poco originale storia del malato che ce la farà ad ogni costo, mai una frase finale ha mai rappresentato il fallimento di un progetto come lo è stato il "guarda cosa abbiamo fatto!" nella scena conclusiva.

Ma avevo parlato di due difetti, di quale altra colpa può essersi macchiato il film? La fotografia.
Quale voleva essere l'intento? Dare un tocco onirico al tutto? Cercare di portarlo ad un livello più surreale?
Qualunque sia stata la premessa, è fallita miseramente: una fotografia incostante, inutilmente opaca a tratti e poco nitida ad altri, fastidiosissimi passaggi da toni chiari a toni scuri,  illuminazioni gestite pigramente e svogliatamente.
I miei occhi chiedevano pietà.

Si salva qualcosa da questo disastro?
Si, c'è una e una sola performance memorabile in questo film, ed è quella di Eddie Redmaine nel ruolo di Stephen Hawking: c'è chi l'ha definita caricaturale e forse in parte lo è, ma rimane indubbiamente un'interpretazione riuscitissima, in ogni istante in cui è sul parco credi realmente che sia il vero Steven, cerca di rialzarsi dopo che questa patetica sceneggiatura l'ha mandato a terra.
Questo tristemente non basta a risollevare il lavoro dell'opera, ma è bello vedere un barlume di talento in questo oscuro tunnel della mediocrità noto a tutti come La Teoria del Tutto.

Che spreco di risorse che è stato questo film, un prodotto indecente con (quasi) niente da salvare, dalla regia, alla sceneggiatura, alla fotografia.
Un vero peccato.

VOTO 1/5