domenica 22 novembre 2015

Hannibal (Stagione 3)

"Hannibal...I forgive you"

Non saranno mai piante abbastanza lacrime per la cancellazione di Hannibal alla terza stagione!

Una serie meravigliosa per come riesce a immergerci nella follia umana, con un gusto onirico ancora più forte qui che nelle stagioni precedenti, e forse è stato questo a far allontanare il pubblico,  per come questo stile (già presente nelle stagioni 1 e 2) sia stato implementato così tanto in questa terza serie, tuttavia, questo era il naturale percorso della serie: alla fine della seconda stagione l'Hannibal di Mads Mikkelsen si era finalmente rivelato, i personaggi hanno tutti esperito la sua potenza distruttiva, chi morendo, chi finendo in punto di morte, era dunque ovvio che il loro approccio col mondo da quel momento in poi sarebbe stato diverso, non potevamo aspettarci nuovamente una stagione basata sui monster of the week come le precedenti: questa prende toni molto più onirici, più contorti, dopo aver sperimentato il pieno potere di Hannibal, il Will Graham di Hugh Dancy prova a reimmergersi gradualmente in esso, al fine di ritrovarlo, quindi basta criticare il nuovo stile della terza serie, esso è non solo giustificato, ma assolutamente immersivo, coinvolgente e funzionale alla storia!

Si nota un certo pattern che si ripete nel corso della stagione: per due volte Will e Hannibal si separano (alla fine della seconda stagione e al termine della prima parte della terza) e per due volte si ricongiungono (verso la fine della prima parte e all'inizio della seconda), così che sembra venir meno l'influenza che il Jack Crawford di Laurence Fishburne sembra avere nel loro incontro, si ripete costantemente il loro riavvicinamento e la loro separazione, a prescindere dai voleri dei personaggi, un tira e molla che già avveniva anche nelle stagione precedenti, solo che stavolta si attua nella piena consapevolezza di entrambi, Hannibal si è mostrato, Will si è aperto, per quanto si facciano male a vicenda non possono farne a meno, un lavoro eccellente di Brian Fuller nel delineare quella che lui stesso ha definito una malata e distruttiva (per loro e per chi vi si avvicina troppo) "storia d'amore" tra i due.

Non poteva mancare l'altro punto forte della serie, la bellezza del macabro, della carne, trasgressiva ma mai vista con paura e, anzi, con desiderio, esperita solo(?) da Hannibal, ma desiderata, ambita, amata da più di un personaggio, così che anche le immagini più assurde, oniriche, sopra le righe vengano accettate da questa passione malata, ancor più che nelle stagioni precedenti.

"Don't run, I'll catch you"

La seconda parte della stagione ci introduce nella trama di Red Dragon, con Richard Armitage ad interpretare Francis Dolarhyde, il cui arco narrativo è gestito magistralmente: gradualmente viene costruita la sua follia, per poi farla esplodere negli ultimi episodi, vengono delineate la sua fragilità, le sue paure, ma anche, soprattutto, la sua furia, la rabbia selvaggia del Great Red Dragon, cosicché il tutto, aiutato dall'ottima performance dell'attore, ha portato ad un blocco di episodi assolutamente coinvolgenti e appassionanti, una degna conclusione per la stagione, che non fa rimpiangere assolutamente il film del 2002 con Edward Norton, Ralph Fiennes ed Anthony Hopkins nei ruoli di Will, Francis ed Hannibal.

Ancora non mi capacito della cancellazione di Hannibal, si vocifera che Bryan Fuller stia cercando un'altra compagnia per poter produrre un film che concluda tutte le strade lasciate aperte da questa terza stagione, non possiamo che sperare che vi riesca, intanto, un bel re-watch della serie è d'obbligo.

VOTO 4/5

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