giovedì 12 novembre 2015

Doctor Who 9x05/06- The Girl Who Died/The Woman who Lived

Ce l'avevano annunciato, era nel teaser, era nel trailer, ed ecco che è arrivato in fine l'episodio con Maise Williams, il 9x05-The Girl who died, eppure,  nonostante il nome relativamente "importante" di Arya Stark, è il Dottore colui che, più di tutti, questa puntata prende in considerazione e fa evolvere,  per approfondire meglio Ascildr dovremo aspettare quel disastro di 9x06- The Woman who lived, ma ci arriveremo...

Chi non si ricorda della sommaria freddezza che aveva il Dottore di Capaldi subito dopo la rigenerazione,  di come non si curasse di salvare quelli che ormai erano spacciati al fine di salvare il salvabile (vedi l' 8x02- Into the Dalek)? Prendete questo punto, ingranditelo ad un intero cast di personaggi, un villaggio vichingo,  sacrificabile per salvare la terra, aggiungetevi un Dottore ormai cresciuto da quel lontano 8x02 e avrete questo episodio in cui il Dottore fa quello che gli riesce meglio: salvare tutti col suo solito ingegno, coi suoi piani dell'ultimo secondo, è questo che rende grande questo episodio che non solo rende evidente quella che è stata la sua crescita, ma lo fa intelligentemente,  in modo sottile, senza il bisogno di renderlo esplicito, senz'altro eccellente dunque il lavoro di Jamie Mathieson e Steven Moffat, che delineano il tutto senza darvi un eccessivo spazio, bastano poche righe, le parole giuste al momento opportuno, così da non togliere spazio alla caratterizzazione dei comprimari, sviluppati quel tanto che basta per essere funzionali alla storia, forse se anche questo fosse stato un two-parter avremmo potuto avere ruoli più memorabili, ma, per lo screen- time che avevano a disposizione, i due sceneggiatori hanno fatto un buon lavoro e comunque il personaggio di Maise Williams, che ovviamente era quello la cui introduzione e caratterizzazione preoccupava di più gli scrittori,  dato il suo ruolo puntate successive, è stato sviluppato ottimamente, merito anche dell'interpretazione dell'attrice, dunque un buon lavoro nel complesso!

Il modo in cui le tematiche sono state affrontate, i riferimenti alle stagioni passate, la costruzione dei comprimari, della tensione, della risoluzione degli eventi, rendono il 9x05 uno dei migliori episodi finora trasmessi per la nona stagione di Doctor Who, che promette sempre meglio, una qualità sempre più alta!
...e poi arrivò la 9x06.

Avendo visto ormai tutti gli episodi della serie, posso affermare che l'episodio 9x06- The Woman who Lived è il punto più basso (nonché unico vero passo falso) di questa nona stagione.

Ciò è dovuto in parte alla sceneggiatura di Catherine Tregenna, in cui le parti che non delineano il personaggio di Maise Williams, chiaramente guidati dallo show-runner Steven Moffat, mostrano una scrittura piatta, scandita da patetici teatrini comici di scarso livello, che vanno dalla mal gestita comicità fisica sino a infantili giochi di parole, davvero fuori posto anche per una serie come Doctor Who. Tuttavia è la regia di Ed Bazalgette a costituire l'elemento deleterio della puntata, caratterizzata da mal gestiti giochi di luce, che tentano di creare un'atmosfera cupa ma che rendono invece disorientante(e difficile da comprendere) la visione, fattore amplificato da un montaggio troppo serrato, sbrigativo, che tenta di tenere insieme le mal girate (e mal fotografate) scene.

Va comunque menzionata la caratterizzazione di Ashildr che, pur non salvando l'episodio, delinea un tipo di 'immortale' davvero originale per la serie, sia invidiabile che patetico, e che fa si che questa puntata, altrimenti non salvabile, non sia esente da qualche scena memorabile.

Tuttavia la 9x06 è e rimane il punto più basso raggiunto da questa nona stagione, nel complesso risulta per nulla coinvolgente, assolutamente non memorabile, e in generale una puntata del tutto evitabile, che, per lo meno, ci farà apprezzare maggiormente gli episodi che seguiranno.

9x05- The Girl who died            VOTO 4/5
9x06- The Woman who Lived    VOTO 3/5

martedì 10 novembre 2015

Doctor Who 9x03/04- Under the Lake/ Before the Flood

Un nuovo two-parter scandisce gli episodi 9x03-Under the Lake e 9x04-Before the Flood, scritti entrambi da Toby Whithouse, e ancora una volta con un ottimo risultato per questa nuova stagione del Dottore.

Lo sceneggiatore qui riprende quella che era stata la tematica dell'ottava stagione: l'ormai noto Am I a good man riecheggia forte nel 9x03, per palesarsi di fronte al Dottore nel 9x04, portando tuttavia nuovi spunti di riflessione per lo spettatore, e per il time-lord stesso, quando più volte i suoi interessi sembrano contrastare con quelli dei suoi comprimari, quando si mette in dubbio i suoi effettivi valori e scopi...varie tematiche che, grazie all'ampio spazio di due episodi, lo sceneggiatore è riuscito a sfruttare al meglio.

Il tutto funziona anche grazie agli antagonisti principali di questa storyline: il modo in cui vengono portati in scena, sviluppati, giustificati i "fantasmi" risulta non solo coerente con la storia, ma anche accattivante, molto più della "causa" di tali fantasmi, il vero e proprio villain risulta infatti molto piatto pur riuscendo, col suo design, a darci subito l'idea di cattivo della storia, ma, proprio per questo, a non essere tanto accattivante quanto lo sono le sue creature.
Gli altri comprimari invece funzionano molto bene, varie personalità che risultano tutte molto naturali nel loro contesto e per come interagiscono con Il Dottore e Clara e con la situazione in cui si trovano, persino le appena accennate sottotrame amorose non risultano forzate e anzi si adattano perfettamente alla storia.

Come sempre nulla da dire su Peter Capaldi e Jenna Coleman se non che continuano a dare delle ottime interpretazioni, sto apprezzando il Dottore di Capaldi ancora più che nella stagione precedente, e i nuovi elementi che sono stati aggiunti al personaggio (la chitarra elettrica e i sonic-sunglasses) sono tanto sopra le righe quanto geniali sia come spunto per piccole scenette comiche, sia come spunto narrativo.

Un altro nuovo two-parter per il Dottore, sperando che continui di questo passo a livello di tensione, di atmosfere, di caratterizzazioni...Moffat non essere te stesso, per una volta!

9x03- Under the Lake   VOTO 4/5
9x04- Before the Flood  VOTO4/5

martedì 29 settembre 2015

Doctor Who 9x02- The Witch's Familiar

"Admit it, you've all had this exact nightmare!"

Naturalmente non potevamo aspettarci da Steven Moffat un livello di qualità uguale a quello della puntata precedente, dopo un pò il calo, per lui, è inevitabile,  e infatti in questa 9x02- The Witch's Familiar risente delle di alcune delle  facilonerie di sceneggiatura tipiche dello scrittore: lo si nota soprattutto nelle ripetitive meccaniche tra Missy e Clara:  inutili siparietti comici, necessari più a fare avanzare la loro storyline, più che per portare avanti il discorso avanzato nella puntata precedente; ne risente anche il twist finale che, come spesso abbiamo visto con Moffat, è molto forzato.

Allora perché,  nonostante queste evidenti pecche, l'episodio funziona davvero bene?

Perché lo sceneggiatore riesce a rimanere coerente, a livello di tensione, di atmosfera, di sviluppo sei personaggi,  con la puntata precedente,  creando un unico grande arco narrativo di 90 minuti, in cui ogni elemento della prima parte viene collegato e risolto nella seconda, tra le facilonerie sopracitate, incredibilmente mancano i classici buchi di trama a cui Steven ci ha abituati, per una volta è riuscito a sfruttare al meglio le risorse concessegli, creando un episodio coeso e coerente (addirittura vengono risolti quelli che pò ebano sembrare, nella prima parte, dei buchi di trama!), le stesse performance attoriali rimangono ottime come sempre, con una menzione speciale per Nicholas Briggs, che doppia in modo egregio i diversi tipi di dalek, caratterizzando in modo particolare ogni diversa "gerarchia",dal dalek supremo, ai sottoposti, ai modelli originari dalla serie classica (tra l'altro, ricordiamo Briggs per lo stupendo Generazione Dalek, libro dedicato all'undicesimo Dottore).

Nonostante tutto, dunque, questo two-parter si conclude bene e, sperando che tutta la nona stagione rimanga su questi standard, si prospetta davvero un'interessante nuova serie.

Bel lavoro, per ora, Steven, ma ti teniamo d'occhio!

VOTO 4/5

domenica 27 settembre 2015

Doctor Who 9x01- The Magician's Apprentice

"Davros knows, Davros remembers!"

Questa nuova stagione di Doctor Who inizia col botto... letteralmente, i botti della guerra indicano subito il mood di questa nuova serie, dai toni molto più seri e impegnati.

Quanto spesso abbiamo visto il Dottore provare della genuina vergogna? genuina in quanto assolutamente giustificabile, non dovuta ad un gesto che non avrebbe potuto evitare, ma un vero e proprio dubbio, qualcosa che metterebbe in  dubbio lo spettatore stesso, in cui non esistono giusto e sbagliato, vi è solo il fare una scelta e affrontarne le conseguenze.

Steven Moffat per ora ha fatto un buon lavoro, ha creato un ottimo arco narrativo per i personaggi, è riuscito a costruire bene la tensione della storia, facendoci attendere con ansia l'esito che vedremo dopo sette giorni, un buon whovian sa bene di dover fare attenzione a Moffat, ma per ora vi sono i presupposti per un buon two-parter, possiamo sperare bene anche grazie al ritorno di vecchi personaggi, introdotti in modo funzionale alla storia, chiarendo in pochi passaggi cosa li ha spinti a tornare e come, senza tuttavia distrarre lo spettatore dalla storia, probabilmente uno dei migliori aspetti dei lavori dello sceneggiatore.

Le interpretazioni sono sempre ottime, da un Peter Capaldi del tutto calato nel proprio personaggio e che risulta dunque naturalissimo, un dodicesimo Dottore in piena forma! fino ad una Jenna Coleman  che funziona altrettanto bene in questo episodio, in cui viene messo in dubbio il suo effettivo ruolo di companion nella vita del Dottore, un discorso che sicuramente ritornerà nel corso della stagione, considerando anche l'annuncio dell'attrice di aver lasciato la serie. Ma la vera rivelazione, a livello attoriale, è stata quella di Michelle Gomez, la cui Missy ritorna con una pazzia più controllata, meno esplicita di come la ricordavamo nella stagione precedente, ma che si dimostra altrettanto letale e pericolosa.

Questa nona stagione è partita davvero bene! gli alti livelli di tensione, l'intrigante intreccio, le ottime interpretazioni, giustificano delle alte aspettative per i prossimi episodi, sia per la conclusione di questo two-parter, sia per le storie a seguire... sperando che Moffat non rovini tutto.

VOTO 4/5

venerdì 4 settembre 2015

Hunger

È difficile ascrivere ad un singolo genere un prodotto come Hunger, opera prima di Steve McQueen, è forse un film storico? eppure la vicenda storica sembra più uno sfondo alla vicenda, piuttosto che il soggetto della stessa. Un biopic allora? sembrerebbe, ma il protagonista non è caratterizzato  e sviluppato più di tanto (nonché introdotto dopo ben un terzo della pellicola). È dunque un film drammatico? sicuramente è un dramma quello che tratta, eppure non assistiamo ad un arco narrativo drammatico del personaggio, nessun intreccio("classico"o complesso che sia) che lo porti inesorabilmente alla sua fine.
Eppure, paradossalmente, questi generi non si annullano a vicenda, ma, anzi, si compenetrano, così che l'uno sfoci nell'altro e viceversa, confluendo tutti nel creare un'unica, opprimente, tragica atmosfera che non fa da sfondo, ma è parte integrante degli eventi e delle azioni dei personaggi.

Tuttavia Hunger risente di tutti i difetti di un'opera prima: una lentezza, seppur studiata, che risulta eccessiva in più punti, virtuosismi ben attuati ma portati all'eccesso e resi dunque prolissi, tutti errori evitabilissimi.

Era però chiaramente uno l'obbiettivo del regista, quello che è ormai il suo tratto distintivo: il dolore. 
Steve McQueen è dannatamente bravo a costruire in modo graduale il dolore, poco a poco, sfruttando l'atmosfera che ha creato, per poi farlo esplodere in tutta la sua furia distruttiva, qui il dolore non è invocato indirettamente come in Shame, non è fine a se stesso, frutto della tortura, come in 12 Anni Schiavo (in cui il regista avrebbe ripreso anche l'uso dell'atmosfera di Hunger), qui il dolore è portatore di devastazione, esplode tanto dall'esterno (le percosse delle guardie) quanto dall'interno (l'hunger stike), e con esso si accompagnano tutti gli effetti negativi auspicati, nessuna redenzione, un dolore che è morte, prima di essere rivoluzione, con una solitaria, triste dicitura finale come sola consolazione, una vaga speranza che non sia stato tutto inutile.

Hunger è un'opera prima, e lo si sente in più di un'occasione, tuttavia, nonostante la poca esperienza posseduta in quel momento dal regista, egli è riuscito comunque a costruire e ad esprimere quei fattori che sarebbero diventati i punti forti della sua filmografia, di certo un ottimo inizio.

VOTO 4/5

venerdì 31 luglio 2015

Gotham (Stagione 1)

Togliamoci dalla memoria l'orribile e sconclusionato ultimo episodio, e analizziamo nel complesso questa prima stagione di Gotham.

Sopravvive in questa serie quel buonismo tipico del suo genere, con personaggi unilaterali, unicamente positivi, unicamente negativi, tuttavia lo sceneggiatore Bruno Heller non rinnega la natura dei propri caratteri, ma li approfondisce non prescindendo dalla stessa: Pinguino, interpretato da un azzeccatissimo Robin Lord Taylor, rimane cattivo, non gli viene data una diversa chiave di lettura, però viene personalizzato e reso un viscido doppiogiochista, e così anche buona parte degli altri personaggi... ed è questo il fattore che ha fatto fallire il finale di stagione, lo sceneggiatore ha pigramente abbandonato quei personaggi che si distanziavano da quella sopracitata unilateralità, venendo sviluppati meglio (Fish Mooney, Jada Pinkett Smith e Selina Kyle, Camren Bicondova, ma anche lo stesso Butch, Drew Powell), per farli ricadere in ridicole macchiette fumettistiche, buttando via quegli interessanti intrecci che avevano creato, che spreco!

Tuttavia, escludendo quell'odioso 1x22, la serie funziona davvero bene, creando un ottimo pseudo-poliziesco nel contesto della Gotham City pre-Batman, con riferimenti all'universo fumettistico capibili sia da chi conosce l'universo DC, sia da chi lo conosce solo attraverso film o serie animate, con trame verticali tanto coinvolgenti da non far notare alcuni schemi ricorrenti (Jim che sembra spacciato, Bullock che compare dal nulla per salvarlo), e una trama orizzontale piuttosto debole, ma sempre godibile.

Due sono gli attori che meritano una menzione: David Mazouz, il suo Bruce Wayne ha qualcosa di puro, sincero: il suo dolore, la sua felicità, la sua incertezza, vengono tutte trasmesse immediatamente allo spettatore, ogni volta che è on screen vi dimenticherete di essere davanti ad un attore che interpreta il proprio ruolo; altrettanto promettente è il Pinguino di Robin Lord Taylor, semplicemente perfetto per quel ruolo, e che, più dello sceneggiatore, riesce a delineare bene il suo personaggio, senza dubbio uno dei punti forti della serie.

Speriamo che siano i primi ventuno episodi di questa prima stagione ad essere d'ispirazione per la seconda, di prossima uscita, sperando che lo sceneggiatore rimetta in sesto questa buona (di certo non ottima, ma sempre godibile) serie, e che si risvegli da quell'incubo che è stato questo finale.

VOTO 3/5

martedì 30 giugno 2015

Brick Mansions

Che cos'è questo senso di incompiutezza, di messaggio privo di voce, che pervade Brick Mansions di Camille Delamarre?

Nessun dubbio sulla potenza visiva del film, anzi, raramente delle scene d'azione, poste ad un ritmo così serrato, riescono a non stancare o annoiare lo spettatore,  eppure il regista riesce a mantenere sempre l'attenzione del pubblico, anche se sacrificando spesso e volentieri rapporti tra personaggi o eventi importanti per la trama, allo scopo di tenere sempre alto il ritmo della pellicola, più d'una volta vi ritroverete a chiedervi il perché di uno scontro appena avvenuto, che senso ha avuto quella battuta o quel dialogo, situazioni che mai avremmo trovato nel Banlieu 13 di Pierre Morel che la regista si propone di ricreare, stravolgendolo invece di cambiarlo, creando una brutta copia senza alcun motivo di esistere, a livello di script, un difetto totalmente assente nell'originale pellicola, in cui il tutto era gestito in modo molto più equilibrato.

E a fallire è proprio la sceneggiatura del film, inutile ricordare i richiami a 1997-Fuga da New York: per quanto il film riesca a non esserne una copia, non riesce neppure a trovare la stessa coerenza narrativa, al contrario dell'opera originale, molto più solida, nè è altrettanto ben delineato il discorso che prova a lanciare, stravolgendo personaggi e situazioni sul finale nel tentativo di recuperare un qualche senso sociale per la storia, con caratteri meno che memorabili che alla fine non possono che rientrare nelle macchiette del genere, con un finale tanto buonismo quanto irritante e seccanti ed irritanti buchi di trama.

Brick Mansions risulta dunque in un esperimento fallito, è triste vedere u  evidente potenziale sfruttato così malamente, e nonostante le scene d'azione e splendidamente girate e io clima di leggerezza che il film riesce a creare, purtroppo ciò non riesce a nascondere i gravi ed evidenti difetti nella sceneggiatura, un vero peccato.
VOTO 2/5