martedì 30 dicembre 2014

Doctor Who 8x11/12- Dark Water/Death in Heaven

Finalmente siamo arrivati al finale dell'ottava stagione con il two-parter 8x11/12-Dark Water/ Death in Heaven: c'è chi l'ha trovato deludente, chi l'ha adorato, ecco l'opinione di uno whovian che non riesce a collocarsi bene in nessuna delle due posizioni.

La storia infatti parte molto bene con Dark Water, un episodio con dei livelli di tensione resi davvero bene: Steven Moffat nella sua costante incoerenza è sempre riuscito a creare delle ottime sequenze, e la puntata non è da meno (la scena del vulcano in particolare), rette da un'ottima regia in grado di coinvolgere tanto nei momenti di transizione quanto in quelli drammatici, un montaggio gestito altrettanto bene anche se frettoloso a tratti e una soprattutto una fotografia e un design degli ambienti eccelsi.

Le interpretazioni di Peter Capaldi e Jenna Coleman sono ottime come sempre, ma la Coleman in particolare ha svolto un ottimo lavoro, è stato molto criticato l'atteggiamento di Clara in questo finale, eppure io non  l'ho trovata per niente fastidiosa, anzi il suo comportamento impulsivo è più che giustificato dalla sua perdita.

Come penultimo episodio della stagione, i twist-ending sono d'obbligo, qui sono usati bene? Purtroppo no: il colpo di scena di Missy era già stato previsto dalla maggior parte dei fan, se Moffat pensava di stupirci, il tentativo non è andato a buon fine, mentre i cybermen avrebbero anche potuto funzionare se non fossero stati già anticipati nel teaser dell'episodio mostrato alla fine del precedente 8x10-In the Forest of the Night (l'ennesima colpa dell'8x10), perdendo dunque lo sperato effetto sorpresa.

Dark Water risulta comunque un buon episodio ne complesso, il finale comincia a vacillare nell'8x12-Death in Heaven, probabilmente il vero motivo di delusione dei fan.

L'episodio parte subito male con la "finta"di Clara, una mossa giustificabile data la situazione, ma inutilmente e volutamente in gigantita da Moffat con il nome della Coleman preceduto da quello di Capaldi e dal volto di Clara al posto di quello del Dottore nella sigla iniziale, premesse che farebbero sperare in un buono e inatteso twist per la storia, ma che risultano invece nel nulla, perché prendere in giro in un modo tanto becero gli spettatori?

Il resto degli avvenimenti non migliora di molto, soprattutto per lo svogliato modo in cui è stato trattato il personaggio di Missy, retto comunque da un'ottima interpretazione di Michelle Gomez che ha reso bene questa rivisitazione del Maestro, accentuando ancora più del suo predecessore la follia del personaggio, facendo venire a mancare quella drammaticità che John Simm e Russel T. Davies avevano infuso al personaggio, ma dandone comunque una buona versione.

Tutto nel finale risulta invece parecchio affrettato: dalle motivazioni e i metodi del Maestro, al finale della storia di Danny Pink, e soprattutto la risoluzione finale degli eventi, il tutto viene viene compresso negli ultimi venti minuti, ergo poco curato.

È stato dunque totalmente rovinato questo 8x12?  Per fortuna no, il dramma, per quanto preparato in modo svogliato, riesce comunque a ottenere dei fantastici momenti di tensione, e la stessa scena conclusiva, tanto criticata anch'essa dai fan, è stato un fantastico climax del rapporto tra il Dottore e Clara, spesso messo alla prova nel corso della stagione: farlo concludere con il reciproco mentire per proteggere l'altro è stata una scelta più che azzeccata.

L'ottava stagione di Doctor Who si conclude in modo incerto,  parte molto bene, purtroppo perdendosi verso la fine,  tuttavia nessuno dei due episodi può essere definito terribile, e nonostante le pecche già indicate non è possibile condannare nessuna delle due puntate, entrambe (l'8x11 in particolare) si difendono molto bene.

E anche questa è fatta, sperando il meglio per lo speciale di Natale.

8x11- Dark Water
VOTO 4/5

8x12-Death in Heaven
VOTO 3/5

12 Anni Schiavo


Disperazione. Questo è il mood a cui tutto concorre in 12 Anni Schiavo, uno degli esempi di quando l’adattamento da un libro passa in secondo piano rispetto all’atmosfera e all’immersione in una situazione che un regista può creare, e Steve McQueen riesce pienamente nell’intento.

Il mood viene introdotto già dal taglio di luce iniziale, in cui anche quei piccoli, brevi momenti felici infondono quella tristezza provocata dalla nostalgia di un momento di felicità ormai passato,  e da lì in poi sarà attuato un intelligentissimo crescendo del ritmo e della tensione, si avverte il dramma già prima che arrivi, e quando si presenterà sarà spietato e impassibile alla disperazione nostra e del protagonista per poi persistere anche nell’apparentemente lieto finale.


Il ritmo del film è retto da una fotografia claustrofobica, cupa e drammatica negli ambienti chiusi, e altrettanto opprimente negli esterni, dominati da luci asettiche, vuote, come se il sole stesso non avesse più il ruolo di illuminare, ma solo quello di infierire ulteriormente sugli schiavi con il caldo e l’afa dei campi.


Funziona altrettanto bene la colonna sonora, qui divisa tra le canzoni cantate dalle schiave (non in sottofondo, cantate dal vivo), che aiutano tantissimo l’immersione dello spettatore in quel drammatico clima e permettono di toccare con  mano la sofferenza quotidiana degli schiavi, e tra i violini, già usati dal regista in Shame, che enfatizzano enormemente le scene più drammatiche, facendo uscire la sofferenza, la disperazione appunto, dallo schermo.


A fallire è purtroppo la sceneggiatura, spesso banale e piena di semplicismi: i personaggi sono statici, non hanno evoluzione nel corso del film, dallo stereotipo del buon padrone di Benedict Cumberbatch al fallito tentativo di caratterizzazione del personaggio di Michael Fassbender, che comunque rende benissimo la follia del personaggio, con la costante paura per la sua prossima mossa, la storia stessa è piena di soluzioni di trama troppo affrettate o trattate in modo sommario, dal tentativo di Solomon di mantenere la dignità di uomo per poi voler solo sopravvivere, all’arrivo di Brad Pitt come forzato deus ex machina della vicenda.


Nonostante i vari problemi alla sceneggiatura, il film, grazie all’ottima regia di Steve McQueen, riesce a esprimere egregiamente il valore della libertà, da non sottovalutare e da tenersi sempre stretta, come non si potrebbe esserne lieti dopo aver assistito ad una così cruda rappresentazione di ciò che è la schiavitù?


VOTO 4/5

sabato 27 dicembre 2014

Doctor Who 8x10-In the Forest of the Night

Ecco che dopo le due stupende puntate di Mathieson questa ottava stagione raggiunge il suo punto più basso con l'8x10-In the Forest of the Night, senza dubbio la puntata peggiore, con assolutamente nulla di salvabile.

La sceneggiatura è uno dei fattori che affossano questa puntata: Doctor Who è sempre stata noto per le poco plausibili,  spesso assurde, premesse, e questa non è da meno, peccato che a parte l'assurda permessa questa puntata esuli da ogni altro schema whoviano: il Dottore, Clara, Danny, i comprimari, nessuno di loro ha un ruolo effettivo all'interno della storia, gli avvenimenti che vediamo sarebbero accaduti ugualmente anche se il TARDIS non si fosse trovato in quel punto del tempo e dello spazio, ergo, tutto ciò che abbiamo visto è stato inutile, ergo, è stato tempo perso, un' inutilità accentuata dal fatto che "l'umanità se ne dimenticherà".

Ma se la sceneggiatura affossa l'episodio a livello concettuale, a renderlo non solo inutile, ma fastidioso, ci pensano i comprimari: non è la prima volta che sono presenti dei bambini all'interno della storia (lo stupendo two-parter "The empty child" e "The Doctor dances" della prima stagione), ma mai sono risultati tanto fastidiosi quanto lo sono stati in questa: dalla vera e propria comprimaria,  tanto blanda e seccante quanto inutile ai fini narrativi (fallito il tentativo di crearci un dramma intorno), fino al resto della sua classe fatta di altrettanto seccanti comic relief dalle personalità inesistenti, mal scritti e mal recitati(no, l'essere ragazzini non li giustifica) dal primo all'ultimo.

Regia e fotografia tristemente non si salvano nemmeno:da una regia ricca di facilonerie e soluzioni di eventi assurdi e improponibili anche per una serie come Doctor Who, a una fotografia incostante, con contrasti tra i toni cupi degli interni( il TARDIS in particolare è stranamente cupo a livello visivo) e i toni eccessivamente chiari degli esterni, un contrasto che distrae lo spettatore piuttosto che invogliarlo a continuare la visione, la puntata risulta scadente anche a livello tecnico.

Dall'8x03-Robot of Sherwoood,  all'8x07-Kill the Moon, si può notare come, nonostante la qualità non eccelsa, abbiamo comunque visto negli sceneggiatori la voglia, purtroppo non soddisfatta, di produrre un buon prodotto: ciò che rende questa 8x10-In the Forest of the Night la peggior puntata è il fatto di non mostrare nè un intento positivo,  nè di averci messo impegno per trarne un buon episodio: una sceneggiatura poco più che abbozzata, una regia e fotografia pigre, delle recitazione svogliate, e dire che era la 8x07-Kill the Moon a sembrare il vero disastro dell'ottava serie.

Meno due puntate al finale di stagione, sperando che Moffat concluda questa stagione-otto lasciandoci con un buon ricordo.

VOTO 1/5

venerdì 26 dicembre 2014

Doctor Who 8x08/09-Mummy on the Orient Express/ Flatline

Dopo il disastro che è stato l'8x07 - Kill the Moon,  ci voleva Jamie Mathieson per risollevare la qualità della stagione, con il suo dittico 8x08-Mummy on the Orient Express e 8x09-Flatline: immaginatevi un livello di tensione pari a quello di Listen ma senza l'incoerenza tipica di Moffat e avrete un'idea di questi due episodi.Queste due puntate rappresentano come avrebbe dovuto essere tutta questa ottava stagione: una premessa e degli effetti speciali squisitamente sopra le righe, delle performance sempre eccelse di Peter Capaldi e di Jenna Coleman, e, per una volta, delle sceneggiature che non fanno acqua da tutte le parti.

L'8x08- Mummy on the Orient Express segna il punto di svolta della crescita del Dottore, se prima infatti lasciava morire chi era spacciato, adesso (anche aiutato dalle circostanze, non neghiamolo) tenterà comunque un possibile salvataggio: perché è così importante questo passaggio? perché Mathison riesce a riportare alla memoria con pochi passaggi quelli che erano stati semplici e veloci momenti degli episodi passati(momenti importanti per questo episodio ma che erano rimasti in sottofondo nei precedenti), facendo evolvere il personaggio da quei punti senza caricare eccessivamente la storia e anzi facendone la chiave di volta del rapporto tra il Dottore è Clara.
Tuttavia a penalizzare l'episodio è un montaggio troppo dinamico, fatto di eccessivi e fastidiosi passaggi da un' inquadratura all'altra, fatto probabilmente per rendere più dinamico l'unico spazio chiuso in cui su svolge la maggior parte dell'episodio, ma che alla lunga annoia e infastidisce, un difetto che comunque no  abbassa in alcun modo la qualità della puntata.

L'8x09-Flatline serve invece a Mathieson per consolidare quel cambiamento iniziato nella puntata precedente: non solo non è più l'ultimo viaggio di Clara, ma anzi è lei la parte attiva della puntata, è lei  a dover aiutare il Dottore. Però questo episodio sembra funzionare anche anche meglio del precedente (forse è il migliore dell'intera stagione), in quanto retto da delle ottime interpretazioni di tutto il cast (non solo di Peter Capaldi e Jenna Coleman, anche i comprimari hanno fatto un ottimo lavoro), una meravigliosa fotografia e dei villain sfruttati egregiamente.

Mathieson in queste due puntate ha dimostrato di aver capito ancora meglio di Moffat lo spirito di Doctor Who: il suo pregio è quello di essere riuscito a caratterizzare stupendamente i propri antagonisti senza bisogno approfondirli eccessivamente e senza inutili e forzati spiegoni, una caratteristica che si rispecchia anche nei personaggi secondari: caratteri netti, che fanno intendere le loro sfaccettature senza il bisogno di esplicitarle e che immediatamente risulteranno simpatici o antipatici allo spettatore.

8x08-Mummy on the Orient Express
VOTO 4/5

8x09-Flatline
VOTO 4/5

mercoledì 24 dicembre 2014

Bittersweet Life

È normale solitamente per un noir avere delle parentesi che ricordano molto quelle di un film d'azione, messe sia in funzione della trama sia per dare uno slancio al ritmo della storia,basti pensare a Sin City, ma cosa accade quando quelle parentesi si allargano fino a portare ad un vero e proprio cambio di genere? Semplice, accade Bittersweet Life.

"Se vieni colpito, colpisci ancora più forte", è questo il principio su cui Kim Ji-Woon basa la sua opera:un prodotto non facilmente circoscrivibile ad un unica categoria, infatti ha fatto un ottimo lavoro il regista a gestire il cambio di genere che si compie dopo il primo atto. Il tutto sembra partire come un noir - romantico, con il protagonista mai stato innamorato che grazie alla donzella di turno sembra scoprire l'amore, poi il sogno si infrange a contatto con la realtà, e la vita di Sun Woo viene stravolta così come il film: il tutto diventa un film drammatico - d'azione, il tema principale cambia dall'amore alla vendetta, un passaggio gestito in modo altrettanto egregio e già anticipato dal l'emblematica sequenza iniziale.

Il tutto è supportato da delle stupendamente girate e montate scene d'azione, mai prolisse o inutilmente allungate come nei blockbuster odierni: il regista ci concede poche ed efficaci mosse o rapidi ed energici scontri, dando un doppio effetto di realistico e teatrale allo stesso tempo, decisamente suggestivi,  il tutto sotto il principio di botta-e-risposta sopracitato: un capo nemico lo appende ad una fune? Sun Woo lo appende a sua volta, con la moglie urlante al fianco;  un altro lo accoltella a tradimento? lui gli spara ripetutamente e senza pietà; il protagonista viene torturato ripetutamente? risponde con una delle più belle, dinamiche e violente sequenze del film.Un principio che diventerà retroattivo nel finale, ributtandoci nel noir.

Kim Ji-Woon ha fatto un gioiello di Bittersweet Life, una perla di regia e montaggio, un noir che riesce a passare al genere d'azione senza perderne la profondità, e che anzi riesce ad usare tali scene d'azione per enfatizzare ed acuire il dramma. Un prodotto da recuperare assolutamente.

VOTO 4/5

martedì 23 dicembre 2014

Doctor Who 8x07-Kill the Moon

Sacrificheresti un innocente per un bene superiore?

Negli intenti, l'8x07- Kill the Moon potrebbe essere l'episodio più maturo di questa ottava stagione: un'altra puntata in cui il Dottore è più il "come" piuttosto che il "chi" dell'azione (Doctor...Who?), con il pianeta Terra, nelle sue tre "forme"(la bambina, la ragazza, la donna) come protagonista... un'ottima base, ciò che fallisce è l'esecuzione: a partire dall'assurdo motivo per cui il Dottore si estranea dai fatti(dopo 50 anni di viaggi, di companion, di persone salvate, come può non considerarsi parte integrante dell'umanità?).

Non solo, proprio come era accaduto per la puntata 8x03- Robot of Sherwoood, si sente che l'episodio sarebbe dovuto durare di più per rendere al meglio: troppi aspetti della storia vengono solo accennati da Peter Harness solo per porre l'enfasi su aspetti della serie che già conosciamo, e così ecco che ogni personaggio secondario risulta monotono e dimenticabile,  non c'è modo di empatizzare con i personaggi.

Ma la parte peggiore è il dramma finale, forzato e del tutto innaturale per il personaggio di Clara, un dramma che, dopo aver visto le puntate successive, vedrete che si rivelerà senza sbocchi narrativi, ergo inutile: ed è proprio questa decisione di Moffat di non aver voluto proseguire il dramma tra Clara e il Dottore a impedire a questo episodio di salvarsi, poiché fa cadere l'intera teoria secondo cui questo errore del Dottore è dovuto al l'ingenuità della rigenerazione di Capaldi (un giovane in un corpo vecchio, contrapposto al vecchio dall'aspetto e dall'atteggiamento giovanili del Dottore di Matt Smith), poiché questo errore rimane a sè, non ha scopo se non quello di un dramma momentaneo, un dramma che fa cadere di qualità il personaggio di Clara, e che potrebbe funzionare solo se non sapessimo che il Dottore ha già salvato il mondo migliaia di volte e non capissimo dunque l'assurdità di accusarlo di non curarsi di noi.

In conclusione, l'episodio 8x07- Kill the Moon è un disastro, lo rendono tale i dimenticabilissimi personaggi e la sceneggiatura troppo semplificata che avrebbe anche potuto funzionare se sfruttata meglio, e nemmeno le performance sempre ottime di Peter Capaldi (sto davvero apprezzando il duo Dottore) e di Jenna Coleman riescono a risollevarlo.

VOTO 2/5

lunedì 22 dicembre 2014

Il Giovane Favoloso

La maggior parte delle critiche che ho sentito su questo film vanno dall'orribile,  al meh, al "bello ma noioso a tratti". E, pur comprendendo in parte il motivo di certe posizioni, io, dopo aver visto finalmente Il Giovane Favoloso, di Mario Martone, posso ritenermi non solo soddisfatto, ma entusiasta della visione.

Tale entusiasmo è dovuto in primis a Martone, e al suo gusto dell'inquadratura:  movimento leggeri che abbracciano i personaggi e gli ambienti, quasi non sembra girato, dei movimenti di macchina studiati egregiamente per esplicitare l'interiorità tormentata di Leopardi: e così ecco che una libreria rappresenta un accogliente rifugio (nei primi anni di studio) per poi, dopo un fallito tentativo di fuga, rimandare, con tutti i libri allineati in verticale, alle sbarre di una prigione; ed ecco che un semplice dolly su un lago riesce a rendere il dolore di Leopardi, che si dirama fuori da lui nella natura, facendo increspare la superficie dell'acqua(forse una delle più belle e suggestive inquadrature del film)
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Queste studiate inquadrature sono rette dall'ottima interpretazione di Elio Germano come Giacomo Leopardi, semplicemente perfetto, è riuscito a caratterizzare una figura tanto importante nella cultura italiana facendola sua, senza stravolgerla, senza cadere in quella che sarebbe potuta essere una troppo scontata (o stereotipata) caratterizzazione, ma quello che più mi ha stupito sono le sottigliezze che l'attore è riuscito a cogliere, piccoli dettagli che rendono più concreto il personaggio, come la voce impastata per la timidezza, l'incespicante corsa dovuta alla gobba, oltre alle sue stupende letture delle opere leopardiane ("La Ginestra" in particolare).

Provando a intuire il motivo delle critiche negative, potrei imputarlo alla sceneggiatura: chiaramente indirizzata ad un pubblico che già conosce nel dettaglio la vita di Leopardi, lo screenplay di Martone e Ippolita di Majo pone l'enfasi su certi eventi dandone per scontati altri, persino lo studente di liceo classico che ha studiato sommariamente la vita dell'autore si troverebbe disorientato, ma fortunatamente è una situazione che non dura mai troppo e l'intreccio generale sarà sempre chiaro.
Altro difetto del film sono le sequenze oniriche, non tanto per la qualità di esse, Martone riesce a gestire quei momenti magnificamente, ma perché non se ne sente il bisogno: sono situazioni troppo sopra le righe per gli standard a cui ci ha abituati il regista per tutto il film, è già una sequenza piuttosto surreale la scena sopracitata del lago, ma con le oniriche si cade nel l'eccessivo e , per certi versi, nel pacchiano.

È stata molto lodata invece la fotografia,  ma, a livello tecnico, questa è forse la vera critica che mi sento di muovere al film: il comparto visivo (durante tutto il primo tempo, poi sembra calmarsi) ha dei passaggi netti da toni chiari a toni scuri, poi nuovamente chiari, poi cupi, con dei passaggi decisamente fastidiosi per lo spettatore.

In conclusione , Il Giovane Favoloso, è un ottimo prodotto, pur con delle pecche evidenti a livello tecnico e di sceneggiatura riesce ad attualizzare senza stravolgere la figura del Leopardi, per capire i vari passaggi è sempre consigliato un ripasso della vita dell'autore, ma anche come film a sè supera largamente il livello medio dei biopic.

VOTO 4/5